01 Giu ecco l’ortoalto!

Sabato scorso, in uno splendido pomeriggio assolato, abbiamo inaugurato lortoalto Le Fonderie Ozanam in via Foligno 14.
Una grande festa di quartiere che ha animato il cortile della Casa Ozanam con laboratori, spettacoli circensi e visite. Mentre gli acrobati dellascuola di circo Flic si esibivano in numeri aerei, nel cortile di Casa Ozanam l’associazione La Foresta di Scherwood ha coinvolto i bambini nella costruzione di piccole trottole di legno, con un tornio a manovella, mentre l’associazione Non m’annoio ha allestito nei suoi locali una piccola mostra di fotografia. Il ristorante Le Fonderie Ozanam ha offerto centrifugati e merende a base di frutta e verdura dell’orto, mentre sul tetto, intorno all’ortoalto in piena fioritura, i bambini si sono cimentati in altri laboratori di orticoltura e apicoltura con l’associazione Parco del Nobile e nella costruzione di piccoli spaventapasseri con l’illustratrice Monica Fucini.  Un’occasione anche per scoprire l’edificio della Casa Ozanam e le memorie industriali del quartiere, con la visita guidata organizzata dal Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5.

 

Alcune foto dell’evento nella gallery del sito: Ci vediamo all’ortoalto!
(a cura di di Lorenzo Attardo, Chiara Zonda, Jonida Alliaj)

1Commento
  • È solo un orto… no è un OrtoAlto! – Alveare on Tour
    Pubblicato alle 10:38h, 21 settembre

    […] Ciao Emanuela, raccontaci la vostra storia. Come siete nate e l’idea da cui siete partite per dare vita al vostro progetto. “Il progetto nasce a partire da una sperimentazione che è nata un po’ per caso nel 2010, sul tetto del nostro studio – di cui Elena è socia -, lo “Studio 999” a San Salvario. Bisognava rifare la guaina del tetto piano dell’ufficio, e in quell’occasione gli architetti hanno voluto sperimentare non solo il tetto verde, ma un tetto verde coltivato ad orto. In questo esperimento hanno anche coinvolto gli abitati del condominio e il tetto è stato quindi trasformato in un orto condominiale. Questa iniziativa ha suscitato un forte interesse da parte dei media locali, con la pubblicazione di molti articoli, soprattutto perché, partendo da un progetto privato, i suoi vantaggi si ripercuotevano sull’intera comunità locale. A seguito di questa esperienza, io ed Elena abbiamo incominciato ad immaginare un progetto di ricerca su questo esperimento, riflettendo su come questo tipo di intervento minimo potesse in realtà cambiare il modo di vivere le città, sia a livello di quartiere che dell’intera superficie urbana. Abbiamo partecipato ad un bando europeo per ottenere dei fondi, e in questa occasione raccogliemmo una serie di dati quantitativi (tra i quali, uno dei più interessanti, è che la superficie piana dei tetti di Torino è pari ad 800 ettari) che incrociammo con altri dati esperienziali (per esempio, il fatto che gli abitanti del condominio del primo orto non accendono più l’aria condizionata in estate poiché le piante hanno un potente effetto isolante). Nel 2013 viene quindi proposto il modello sperimentale di Orti Alti intesi come orti di comunità sui tetti, messi a disposizione in rete, in un meccanismo di scambio solidale. Abbiamo partecipato ad una serie di altri concorsi, tra cui il “Social Innovation Tournament”, una competition finanziata dalla “Banca europea per gli investimenti”, e da qui iniziò il percorso di Orti Alti come start up, per unire l’idea innovativa di carattere sociale ad un modello di business sostenibile. Si vuole concretizzare l’idea di recuperare spazi sottoutilizzati, valorizzandoli e mettendoli a disposizione della comunità, rendendoli quindi produttivi. Io ed Elena abbiamo voluto sin da subito coinvolgere le cooperative sociali, facendole diventare attuatori del processo, in modo da contribuire al coinvolgimento di soggetti svantaggiati nel settore lavorativo. Per esempio abbiamo coinvolto la cooperativa sociale Agridea che ha lavorato con noi nella realizzazione dell’Orto Alto alle Fonderie Ozanam”. […]